2015

Muoversi per imparare: il movimento in classe con alunni autistici

Muoversi per imparare: il movimento in classe con alunni autistici

Un gioco di movimento collaborativo, nove mesi di osservazione, una classe vera. Uno studio del gruppo di ricerca da cui nasce SENSEi, con insegnanti e studenti con autismo, indica che le attività basate sul movimento possono favorire coinvolgimento e interazioni sociali tra compagni.

E c’è di più: l’effetto non resta chiuso nel gioco, ma tocca anche chi guarda e il tempo in classe dopo l’attività.

Qual è la domanda di ricerca?

Alcune ricerche precedenti sui giochi di movimento per bambini autistici si svolgono in un centro terapeutico. Un esempio è lo studio sui giochi a gesti raccontato nel caso studio Giocare senza toccare.

La classe però è un ambiente diverso. Ci sono compagni, routine, insegnanti e tempi della scuola. La domanda è quindi: che impatto hanno le attività di movimento sul comportamento degli studenti proprio lì?

Lo studio in breve

È uno studio osservazionale di nove mesi, discusso alla conferenza ACM IDC. Il gruppo osserva insegnanti e studenti con autismo durante un’attività di gioco basata sul movimento, guardando a tre aspetti:

  • il coinvolgimento degli studenti;
  • i comportamenti sociali rivolti ai compagni;
  • le abilità motorie.

Cosa emerge?

Il primo risultato: un gioco collaborativo favorisce l’avvio di attività sociali tra pari. Suscita anche movimenti del corpo nuovi, che gli studenti non mostrano al di fuori del gioco.

Il gruppo descrive poi un impatto positivo sul coinvolgimento dell’intera classe, in due forme:

  • effetto pubblico (audience effect): i compagni che non giocano si rivolgono a chi gioca, e viceversa;
  • effetto di ricaduta (spillover): l’attività ha un effetto positivo sul comportamento sociale anche fuori dal gioco.

Infine lo studio individua alcune considerazioni chiave per progettare e introdurre attività di movimento per bambini autistici in classe.

Cosa può portare un insegnante in classe?

Lo studio non offre una ricetta, ma suggerisce alcune attenzioni pratiche:

  • Preferire giochi collaborativi: sono quelli che, nello studio, sostengono l’avvio di interazioni tra compagni.
  • Coinvolgere anche chi guarda: chi non gioca partecipa comunque, perché l’effetto pubblico crea occasioni di scambio.
  • Osservare il dopo: vale la pena annotare cosa succede in classe dopo l’attività, non solo durante.
  • Dare tempo: lo studio dura nove mesi. Le routine si costruiscono con continuità.

Perché conta oggi?

Questo studio sposta lo sguardo dal singolo alunno al gruppo. Un’attività ben progettata non “aiuta” solo lo studente con autismo: crea occasioni di relazione per tutta la classe.

SENSEi la chiama inclusione alla rovescia: se un gioco nasce per lo studente che fatica di più a entrare in relazione, diventa un’occasione di scambio per tutta la classe. Nella stanza magica pareti e pavimento reagiscono agli spostamenti e ai gesti dei compagni che giocano insieme, mentre chi guarda resta parte della scena. Le attività si possono pensare per la collaborazione, con ruoli diversi per chi agisce e chi osserva, e l’insegnante le guida dal tablet.

Per il gruppo di ricerca SENSEi questo lavoro segna un passaggio: dal centro terapeutico alla classe, con i suoi compagni e le sue routine. È lo stesso passaggio che oggi compie SENSEi a scuola. Trovi idee pratiche nella guida Stanza sensoriale e autismo a scuola e nella pagina SENSEi per la scuola primaria.

L’articolo completo è nella sezione Ricerca: Designing motion-based activities to engage students with autism in classroom settings. Per lo studio precedente nei centri terapeutici: la scheda sui giochi a gesti valutati con bambini autistici.

Domande frequenti

Quanto dura lo studio?

Nove mesi. È uno studio osservazionale condotto in classe con insegnanti e studenti con autismo.

Che cosa sono l’effetto pubblico e l’effetto di ricaduta?

Il primo è il fenomeno per cui chi guarda e chi gioca si rivolgono gli uni agli altri. Il secondo è l’effetto positivo dell’attività sul comportamento sociale anche fuori dal gioco, secondo quanto osservato nello studio.

Le attività di movimento sono una terapia per l’autismo?

No. Lo studio indica che possono favorire coinvolgimento e interazioni sociali in classe. Non sostituiscono gli interventi dei professionisti.

Quanto costa un ambiente come questo?

Dipende dalla configurazione: spazio, esperienze, formazione e servizi. Contattaci per una valutazione.

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Fonti

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