La stanza Snoezelen® è un ambiente multisensoriale controllato, con luci soffuse, suoni, materiali tattili e profumi, pensato per offrire esperienze sensoriali piacevoli e rilassanti. Nasce alla fine degli anni Settanta nei Paesi Bassi, dal lavoro di due terapisti, Jan Hulsegge e Ad Verheul, con persone con disabilità intellettiva.
Da allora l’approccio si è diffuso in centri diurni, residenze per anziani, ospedali e scuole di tutto il mondo. In questa guida vediamo da dove nasce, su quali principi si basa, quali attrezzature contiene, cosa dice davvero la ricerca e come si è evoluta l’idea, dalla stanza passiva a quella interattiva.
Che cos’è una stanza Snoezelen?
Una stanza Snoezelen è uno spazio dedicato in cui gli stimoli sensoriali sono scelti, dosati e controllati. Luce, suono, tatto, olfatto e talvolta movimento vengono combinati per creare un’atmosfera accogliente. L’obiettivo originario non era insegnare o riabilitare, ma offrire a persone con gravi disabilità un luogo di piacere, scoperta e rilassamento.
Il nome viene dall’unione di due verbi olandesi: snuffelen, esplorare, annusare, e doezelen, sonnecchiare, rilassarsi. In una sola parola c’è tutta la filosofia: esplorare con calma, senza fretta e senza richieste.
In Italia si parla spesso anche di “stanza sensoriale”, “aula multisensoriale” o “ambiente multisensoriale” (in inglese multisensory environment, MSE). Non sono sinonimi perfetti: Snoezelen indica un approccio preciso e un marchio registrato, mentre “stanza multisensoriale” è un termine generale. Se vuoi una panoramica più ampia, leggi la guida alla stanza multisensoriale.
Da dove nasce lo Snoezelen?
Alla fine degli anni Settanta Jan Hulsegge e Ad Verheul lavorano in un istituto olandese per persone con disabilità intellettiva, il De Hartenberg. Sperimentano una tenda sensoriale con luci, suoni e materiali diversi, aperta per un fine settimana durante una festa. Le reazioni dei partecipanti, verbali e non verbali, sono molto positive, e da quell’esperienza nasce il termine Snoezelen.
L’idea si diffonde rapidamente in Europa negli anni Ottanta e Novanta, prima nei servizi per la disabilità intellettiva, poi nell’assistenza agli anziani con demenza, nella psichiatria e nella scuola. Oggi la ritroviamo anche nei documenti pubblici: la Regione Siciliana, ad esempio, con la circolare n. 11 del 30 marzo 2026 ha finanziato “aule multisensoriali (Snoezelen Room)” nelle scuole del primo ciclo, richiamando proprio l’origine olandese del metodo.
Quali sono i principi dello Snoezelen?
L’approccio Snoezelen si fonda su alcune idee chiave, che restano valide anche per chi progetta stanze diverse:
- Libertà di scelta: la persona decide cosa esplorare e per quanto tempo.
- Assenza di prestazione: non ci sono compiti da completare né risultati da raggiungere.
- Stimoli controllati: l’intensità è regolata per evitare il sovraccarico.
- Relazione: un operatore accompagna con attenzione, senza dirigere.
- Piacere e benessere: l’esperienza deve essere gradevole e sicura.
- Tempo lento: le sessioni seguono il ritmo della persona.
Nel tempo l’approccio si è arricchito di varianti più orientate a obiettivi (comunicazione, regolazione emotiva, attenzione), ma il cuore resta lo stesso: rispetto dei tempi e delle preferenze della persona.
Cosa c’è in una stanza Snoezelen tradizionale?
Le attrezzature variano molto, ma più che gli oggetti contano le esperienze che creano. Alcune sono diventate quasi un simbolo:
- Guardare: colonne di bolle che cambiano colore, fili di luce da tenere in mano, immagini lente che scorrono su pareti e soffitto, riflessi che si muovono nella stanza.
- Toccare: superfici con texture diverse, fili luminosi che non scaldano, la vibrazione dell’acqua da sentire appoggiandosi.
- Ascoltare: musica rilassante e suoni della natura che creano un’atmosfera di quiete.
- Annusare: profumi leggeri associati all’esperienza.
- Sentire il corpo: materassi morbidi o vibranti, pouf e cuscini che avvolgono, contengono e aiutano a rilassarsi.
Per chi le vive sono esperienze di piacere e di scoperta; per l’operatore sono occasioni di relazione, in cui osservare cosa attira, cosa calma, cosa disturba.
Per una lista completa, con sicurezza e priorità, consulta la guida su cosa mettere in una stanza multisensoriale.
Cosa dice la ricerca sulle stanze Snoezelen?
Le stanze multisensoriali sono molto diffuse e molto amate da operatori e famiglie. Le prove scientifiche, però, sono più caute di quanto spesso si legga. È giusto conoscerle, per usare queste stanze con aspettative realistiche.
Demenza
Una revisione Cochrane di Chung e Lai sullo Snoezelen nella demenza ha concluso che non ci sono prove sufficienti della sua efficacia: gli studi inclusi erano pochi e non hanno trovato effetti significativi su comportamento, umore o interazione. Gli autori chiedono ricerche più solide prima di raccomandarne l’uso.
Una revisione sistematica successiva di Lorusso e Bosch, pubblicata su The Gerontologist, su 12 studi, è un po’ più incoraggiante: la stimolazione sensoriale negli ambienti multisensoriali appare un aiuto non farmacologico utile per alcuni sintomi legati alla demenza. Tuttavia, rispetto ad altri interventi individuali, le differenze non sono significative, e i risultati a lungo termine sono incoerenti.
In sintesi: la stanza può offrire momenti di benessere e relazione, ma non va presentata come una terapia dagli effetti dimostrati.
Autismo
Una recente revisione sistematica pubblicata sulla rivista Autism (Leonardi e colleghi) analizza 10 studi sugli ambienti multisensoriali con persone autistiche. Quattro studi riportano una riduzione dei comportamenti stereotipati; altri suggeriscono effetti positivi su attenzione sostenuta e comportamenti aggressivi o sensoriali. Gli autori però concludono che le prove sono insufficienti, per il numero limitato di studi, la grande varietà degli interventi e i campioni piccoli.
Disabilità intellettiva
Una scoping review di Breslin e colleghi (American Journal of Occupational Therapy), su 13 studi, trova un sostegno preliminare all’uso degli ambienti multisensoriali in contesti clinici per ridurre ansia e comportamenti problema in persone con disabilità intellettive e dello sviluppo. Anche qui gli autori chiedono ulteriore ricerca.
Cosa ne ricaviamo
Il quadro è coerente: gli studi indicano possibili benefici su benessere, calma e alcuni comportamenti, ma le prove restano limitate. Una recente guida del Department for Education inglese sugli spazi scolastici inclusivi va nella stessa direzione: suggerisce di investire in stanze sensoriali solo quando c’è un bisogno chiaro e specifico, con il supporto di specialisti, e non come intervento generico per tutti gli alunni.
Questo non significa che le stanze multisensoriali siano inutili. Significa che vanno progettate con obiettivi chiari, usate da persone formate e osservate nel tempo. Per i più fragili, anche solo un momento di benessere ha un valore in sé.
Dalla stanza passiva alla stanza interattiva
Nella stanza Snoezelen tradizionale molti stimoli sono “passivi”: il tubo a bolle cambia colore da solo, il proiettore gira sempre allo stesso modo. La persona osserva, tocca, si rilassa. È un’esperienza preziosa, ma in parte indipendente da ciò che la persona fa.
Negli ultimi anni la ricerca esplora stanze interattive, in cui l’ambiente risponde ai movimenti, ai gesti, alla voce, agli oggetti. Al Politecnico di Milano il progetto Magic Room crea uno spazio intelligente per bambini con disturbi del neurosviluppo, progettato con specialisti e usato in due centri terapeutici in Italia. Uno studio esplorativo con 19 bambini con compromissioni gravi e 8 operatori, durato quattro mesi, dà risultati incoraggianti.
Il successivo progetto Magika, progettato con oltre 30 specialisti di centri di cura e scuole primarie, unisce mondi digitali su pareti e pavimento con oggetti reali da toccare e manipolare. Gli educatori regolano gli stimoli e la loro progressione, adattandoli a ogni bambino. Sono due tappe di un percorso raccontato in oltre 40 pubblicazioni scientifiche.
Da questa ricerca nasce SENSEi. Non sostituisce la tradizione Snoezelen, la completa: mantiene l’attenzione al benessere e al controllo degli stimoli, e aggiunge interattività, attività di gruppo, adattamento automatico e report sui progressi. Abbiamo raccontato questo percorso nell’articolo SENSEi, dall’aula sensoriale Snoezelen all’esperienza educativa inclusiva.
Cosa cambia nella pratica? Gli operatori non perdono la calma e la cura della tradizione, ma guadagnano nuovi modi di coinvolgere le persone, anche in gruppo. Alla Fondazione Angelo Custode di Bergamo quattro ambienti SENSEi sono parte del lavoro quotidiano delle équipe; alla Sacra Famiglia di Inzago un ambiente mobile va direttamente dagli ospiti adulti, con contenuti pensati per loro.
Passiva e interattiva a confronto
| Aspetto | Stanza Snoezelen tradizionale | Stanza interattiva (es. SENSEi) |
|---|---|---|
| Ruolo della persona | Esplora, osserva, si rilassa | Agisce e vede l’ambiente rispondere |
| Rapporto | Spesso uno a uno | Uno a uno o piccolo gruppo, anche classe |
| Stimoli | Prevalentemente fissi o ciclici | Programmabili e adattivi |
| Obiettivo tipico | Benessere, rilassamento | Benessere, ma anche apprendimento, comunicazione, partecipazione |
| Spazio | Stanza dedicata con attrezzature fisse | Può trasformare una stanza esistente |
| Documentazione | Osservazione dell’operatore | Osservazione più report generati dal sistema |
Quando scegliere l’una o l’altra?
Non esiste una risposta valida per tutti. Ecco qualche criterio pratico.
Una stanza di tipo Snoezelen è adatta se
- l’obiettivo principale è il rilassamento e il benessere;
- si lavora soprattutto con persone con disabilità molto gravi, anziani con demenza o persone che hanno bisogno di stimoli lenti e contenuti (in questi contesti è utile conoscere anche SENSEi CARE);
- la stanza sarà usata quasi sempre in rapporto uno a uno;
- serve un ambiente stabile e prevedibile, sempre uguale.
Una stanza interattiva è adatta se
- si vuole lavorare anche su apprendimento, comunicazione, motricità, attenzione condivisa;
- la stanza sarà usata da gruppi o da intere classi, come a scuola;
- si desidera cambiare spesso contenuti e attività;
- è importante documentare i progressi nel tempo;
- lo spazio disponibile deve restare utilizzabile anche per altro.
Spesso la risposta è “entrambe”
Molte strutture combinano un angolo calmo con elementi tradizionali (luci soffuse, fibre ottiche, sedute morbide) e una parte interattiva con proiezioni su parete e pavimento. Così la stessa stanza può accogliere un momento di regolazione e, subito dopo, un’attività di gruppo. Per approfondire le differenze leggi anche aula immersiva, stanza Snoezelen e pavimento interattivo: le differenze.
Domande frequenti
Cosa significa Snoezelen?
È l’unione dei verbi olandesi snuffelen (esplorare) e doezelen (rilassarsi). Indica un approccio basato sull’esplorazione sensoriale calma e piacevole.
Chi ha inventato la stanza Snoezelen?
Due terapisti olandesi, Jan Hulsegge e Ad Verheul, alla fine degli anni Settanta, lavorando con persone con disabilità intellettiva.
La stanza Snoezelen è una terapia?
È meglio considerarla un ambiente di benessere e di relazione. Le revisioni scientifiche indicano possibili benefici, ma le prove di efficacia restano limitate.
Snoezelen e stanza multisensoriale sono la stessa cosa?
No. “Stanza multisensoriale” è un termine generale; Snoezelen è un approccio specifico e un marchio registrato.
Una stanza interattiva sostituisce la Snoezelen?
No, la completa. La stanza interattiva aggiunge risposta ai movimenti, attività di gruppo e documentazione, mantenendo l’attenzione al controllo degli stimoli.
Si può usare una stanza Snoezelen a scuola?
Sì, e alcuni bandi pubblici la prevedono. A scuola è utile affiancare momenti di calma ad attività didattiche e inclusive per tutta la classe.
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Fonti
- Snoezelen Multi-Sensory Environments: History
- Regione Siciliana, Circolare n. 11 del 30/03/2026, Aule multisensoriali (Snoezelen Room)
- Chung JCC, Lai CKY. Snoezelen for dementia. Cochrane Database of Systematic Reviews, CD003152
- Lorusso LN, Bosch SJ (2018). Impact of Multisensory Environments on Behavior for People With Dementia: A Systematic Literature Review. The Gerontologist
- Leonardi S et al. (2025). The use of multisensory environments in children and adults with autism spectrum disorder: A systematic review. Autism
- Breslin L et al. (2020). Clinical Utility of Multisensory Environments for People With Intellectual and Developmental Disabilities: A Scoping Review. Am J Occup Ther
- Department for Education (2026). Inclusive education estates
- Garzotto F, Gelsomini M (2018). Magic Room: A Smart Space for Children with Neurodevelopmental Disorder. IEEE Pervasive Computing
- Gelsomini M et al. (2019). Magika, a Multisensory Environment for Play, Education and Inclusion. CHI EA 2019
Snoezelen® è un marchio registrato dei rispettivi titolari.