2022

Centro Autismo del San Paolo: 50 attività nate con l’équipe

Un bambino tocca un pesce nello stagno proiettato sul pavimento mentre l'educatrice indica la rana sulla parete, nella stanza SENSEi del Centro Autismo del San Paolo

Al Centro Autismo dell’Ospedale San Paolo di Milano c’è una stanza in cui parete e pavimento rispondono ai gesti dei bambini. È la stanza SENSEi dedicata a bambini e ragazzi con autismo seguiti dalla Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (NPIA). Conta perché non è un oggetto fisso: cresce insieme all’équipe, che co-progetta con SENSEi circa 50 attività.

Un centro per l’autismo dentro l’ospedale

Il centro si trova nella sede di via Ovada e fa parte dell’ASST Santi Paolo e Carlo, l’azienda socio-sanitaria che a Milano gestisce gli ospedali San Paolo e San Carlo. Qui bambini e ragazzi con autismo seguono percorsi riabilitativi durante il giorno.

La sfida è portare in un contesto clinico uno spazio coinvolgente ma prevedibile: capace di motivare, senza sovraccaricare. La stanza nasce grazie a una donazione e, dopo i lavori e le verifiche sui locali, entra nella routine del centro.

Come nasce il progetto?

Il progetto parte dalle persone, non dalla tecnologia. Gli educatori del centro definiscono con il team SENSEi obiettivi, regole e attività. Poi le attività vengono provate con i bambini e corrette insieme.

La stanza si racconta in poche parole: parete e pavimento diventano interattivi e rispondono a mani e movimenti, senza sensori da indossare. L’educatore guida la seduta da tablet. In un angolo c’è un “safe place”, un rifugio tranquillo a cui i bambini possono tornare quando ne hanno bisogno.

Dagli incontri con l’équipe nascono quattro principi condivisi, che oggi valgono per ogni attività:

  • inizio e fine chiari, perché il bambino sappia sempre cosa sta succedendo;
  • un effetto wow che favorisca l’ingaggio;
  • grafica semplice e pulita;
  • interazione chiara e prevedibile.

Il lavoro non si ferma all’inaugurazione. Negli incontri periodici di revisione l’équipe valuta quali attività mantenere, quali modificare e quali aggiungere.

Quali esperienze vivono i bambini?

Le attività sono organizzate per aree di obiettivo: stimolazione cognitiva e semantica, discriminazione sonora, coordinazione tra gesto e suono, memoria visiva, schema corporeo, concetti spaziali, comunicazione ed espressione emotiva. Alcuni esempi nati su richiesta dell’équipe:

  • Arca di SENSEi e Animali e habitat: animali di fattoria, mare, montagna e savana che si muovono ed emettono il loro verso quando vengono toccati;
  • Dove si trova?: sopra e sotto, destra e sinistra, vicino e lontano, con animali e frutta;
  • Strumenti musicali: tamburo, maracas, triangolo, xilofono, per collegare un gesto a un suono;
  • Schema corporeo: volto e corpo, parte per parte;
  • Che emozione è? e Vestirsi secondo il meteo, per portare nella stanza situazioni di vita quotidiana.

Le attività sono raccolte in cartelle tematiche, per esempio le stagioni e le feste, così gli educatori trovano subito quella giusta.

Il legame con la ricerca

Il metodo del San Paolo ha una radice precisa: la Magic Room, il primo spazio intelligente progettato dal gruppo di ricerca SENSEi al Politecnico di Milano per coinvolgere bambini con bisogni complessi. Da quel lavoro nasce l’abitudine di progettare con chi conosce i bambini, osservare e correggere.

In ospedale quel metodo trova un banco di prova esigente. I quattro principi condivisi con l’équipe dialogano con ciò che il gruppo studia da anni: ambienti coinvolgenti ma prevedibili, in cui ogni bambino capisce cosa succede. Il percorso completo, documentato in più di quaranta articoli scientifici, è nella pagina Ricerca.

Cosa cambia

  • Circa 50 attività co-progettate con gli educatori, ordinate per obiettivi e per temi.
  • Un linguaggio comune tra équipe e progettisti, fissato nei quattro principi condivisi.
  • Uno spazio di regolazione: gli operatori usano alcune attività rilassanti come pausa e osservano che i bambini tornano spesso al safe place quando ne hanno bisogno.
  • Miglioramenti concreti nati dall’uso quotidiano: più rinforzi positivi, meno attività tra cui scegliere, elementi ad altezza bambino.

La direzione medica della NPIA apprezza l’ultimo aggiornamento, definendolo “in linea con gli spunti all’epoca condivisi”.

Perché è un caso significativo?

Il San Paolo mostra che una stanza multisensoriale in ospedale funziona quando diventa uno strumento dell’équipe, non un arredo. Le attività cambiano con i bambini e con chi li segue. È il cuore di SENSEi CARE. Per approfondire leggi anche la guida su stanza sensoriale e autismo e l’articolo sulla stanza multisensoriale in ospedale.

Domande frequenti

Che cosa significa co-progettare le attività?

Educatori e terapisti definiscono obiettivi e regole, SENSEi li traduce in esperienze interattive, poi le attività vengono provate e corrette insieme.

Che cos’è il safe place?

È un angolo tranquillo della stanza a cui i bambini possono tornare quando hanno bisogno di regolarsi. Gli operatori osservano che lo usano spesso.

Chi guida le attività?

L’educatore o il terapista, da tablet: sceglie l’attività, cambia gli stimoli e adatta il ritmo in tempo reale.

Quanto costa un ambiente come questo?

Dipende dalla configurazione: spazio, esperienze, formazione e servizi. Contattaci per una valutazione.

Lavori in una scuola, in un centro o in un museo e vuoi un ambiente come questo? Raccontaci il tuo progetto: partiamo dai bisogni delle persone che lo useranno.

Fonti

Dicono di noi

Articoli recenti

L'autunno nella stanza immersiva

2026

L’autunno nella stanza immersiva

L'estate e il mare nella stanza immersiva (centri estivi)

2026

L’estate e il mare nella stanza immersiva (centri estivi)

Stanza multisensoriale fai da te: cosa si può fare e cosa no

2026

Stanza multisensoriale fai da te: cosa si può fare e cosa no