2026

La stanza multisensoriale in ospedale e in pediatria

La stanza multisensoriale in ospedale e in pediatria

Una stanza multisensoriale in ospedale è uno spazio con luci regolabili, immagini, suoni e materiali da toccare in cui bambini e ragazzi ricoverati possono calmarsi, giocare e distrarsi dalla paura delle cure. Gli studi sulla distrazione in pediatria indicano che gli strumenti coinvolgenti, soprattutto quelli in cui il bambino è attivo, possono ridurre dolore e ansia percepiti durante le procedure.

Vediamo a cosa serve, cosa dice la ricerca, per quali reparti è adatta, come progettarla e cosa cambia per pazienti, famiglie e personale.

A cosa serve una stanza multisensoriale in pediatria?

L’ospedale è un ambiente difficile per un bambino: rumori sconosciuti, odori di disinfettante, luci forti, persone nuove, attese lunghe. Una stanza multisensoriale offre un contrappeso. I suoi usi principali sono:

  • Ridurre l’ansia prima di esami, prelievi, medicazioni o interventi.
  • Distrarre durante procedure brevi, quando la struttura lo consente.
  • Regolare le emozioni dopo un momento di crisi o di forte stress.
  • Giocare durante ricoveri lunghi, mantenendo il contatto con la normalità.
  • Accogliere i bambini con autismo o con bisogni sensoriali particolari, per i quali l’ambiente ospedaliero è spesso molto faticoso.
  • Sostenere la riabilitazione, quando i terapisti usano il movimento e il gioco come parte del percorso.

Cosa dice la ricerca?

La distrazione digitale riduce dolore e disagio

Una meta-analisi pubblicata su Pediatrics ha raccolto 106 studi (7.820 bambini) sull’uso di strumenti digitali di distrazione, come realtà virtuale e videogiochi, durante procedure dolorose comuni (prelievi, cure dentali, medicazioni di ustioni). Rispetto alle cure abituali, la distrazione digitale ha prodotto una riduzione modesta ma clinicamente rilevante del dolore e del disagio. Gli autori precisano che la sua superiorità rispetto alla distrazione non digitale non è dimostrata e che contesto e preferenze del bambino devono guidare la scelta (Gates e colleghi, Pediatrics).

Meglio un bambino attivo che spettatore

Una meta-analisi di 13 studi randomizzati (oltre 1.100 bambini) ha confrontato distrazione attiva (il bambino gioca, interagisce, fa qualcosa) e distrazione passiva (il bambino guarda o ascolta). Il dolore riferito dai bambini non cambiava in modo significativo, mentre ansia riferita da bambini, genitori e personale e dolore valutato da genitori e personale risultavano più bassi con la distrazione attiva. Gli autori concludono che la distrazione attiva può essere più efficace e chiedono studi più ampi (Shen e colleghi, Italian Journal of Pediatrics).

È lo stesso principio che si osserva negli ambienti multisensoriali: quando il bambino controlla gli stimoli, l’esperienza cambia. Ne parliamo nel post su stanza interattiva e stanza passiva.

Conta tutto il percorso sensoriale, non solo la stanza

Uno studio qualitativo in un’unità di oncologia pediatrica, con 24 bambini tra 5 e 12 anni, ha ricostruito il loro “viaggio sensoriale” in ospedale. I bambini meno stressati descrivevano ambienti coerenti, prevedibili ed emotivamente accoglienti; quelli più stressati riportavano ambienti frammentati o troppo stimolanti, soprattutto negli spazi di passaggio. Rumori clinici, superfici fredde e odori di antisettico aumentavano il disagio, mentre materiali morbidi, gioco, profumi familiari e musica aiutavano. Lo studio è piccolo e su un solo centro, ma offre indicazioni utili (Rucitra e colleghi, F1000Research).

La lezione per chi progetta è chiara: una bella stanza non basta se il corridoio per arrivarci è caotico.

Per quali reparti è adatta?

ContestoUso tipicoAttenzioni
Pediatria generaleGioco, attesa, regolazione emotivaTurni di accesso, pulizia tra un gruppo e l’altro
Oncoematologia pediatricaSvago durante ricoveri lunghi, rilassamentoIgiene rigorosa, materiali sanificabili, stanchezza dei pazienti
Neuropsichiatria infantileValutazione e attività con bambini con autismo o disturbi del neurosviluppoStimoli dosati, profili individuali
RiabilitazioneMovimento, motricità, attività di gruppoSpazio libero, pavimento sicuro
Pronto soccorso pediatricoSpazio calmo per bambini molto agitati o con autismoAccesso rapido, ambiente semplice
Day hospitalAttesa prima di terapie o esamiAttività brevi, facili da interrompere

Come progettare una stanza multisensoriale in ospedale?

L’ospedale ha esigenze che una scuola non ha. Alcune indicazioni:

  • Igiene prima di tutto. Pochi materiali porosi, superfici lavabili, oggetti facili da sanificare. Le immagini interattive su pareti e pavimento aiutano, perché si gioca senza toccare oggetti condivisi.
  • Pavimento libero, per lasciare spazio a carrozzine, letti e aste per flebo.
  • Regolazione fine degli stimoli. Bambini stanchi o con dolore hanno bisogno di partire da un ambiente quasi spento.
  • Niente luci intermittenti rapide. Alcuni pazienti possono avere epilessia fotosensibile.
  • Profumi con prudenza. In alcuni reparti, ad esempio con pazienti in chemioterapia, gli odori possono dare fastidio: meglio prevederli come opzione da attivare solo quando serve.
  • Una regia semplice. Infermieri, educatori e terapisti devono poter avviare un’attività in pochi secondi.
  • Contenuti adatti a età diverse, dal lattante all’adolescente.
  • Formazione del personale, perché lo strumento venga usato davvero e non resti chiuso a chiave.

Il contributo della ricerca SENSEi

SENSEi nasce dalla Magic Room del Politecnico di Milano, uno spazio intelligente progettato con specialisti dei disturbi del neurosviluppo e usato in due centri terapeutici. In uno studio esplorativo, 8 operatori e 19 bambini con compromissioni gravi l’hanno usata per quattro mesi, con risultati incoraggianti per il gruppo di ricerca (Magic Room, IEEE Pervasive Computing). Da quel lavoro è nato un percorso di oltre 40 pubblicazioni scientifiche, consultabili nella pagina Ricerca.

Cosa cambia per pazienti, famiglie e personale?

Oggi la stanza magica SENSEi trasforma una sala esistente, come una ludoteca, senza opere murarie: pareti e pavimento rispondono ai gesti e ai movimenti di più persone, senza nulla da indossare, e l’operatore guida l’esperienza da tablet. Per il bambino significa avere un luogo prevedibile in cui scegliere e giocare. Per i genitori, un momento di normalità. Per l’équipe, uno strumento condiviso per accogliere, calmare e documentare.

Al Centro Autismo dell’Ospedale San Paolo di Milano la stanza è uno strumento dell’équipe, con circa 50 attività co-progettate e un rifugio sicuro per regolarsi. Nel primo centro autismo dell’ASL Salerno, a Bracigliano, bambini e ragazzi la usano per muoversi, giocare e comunicare. Le soluzioni per il mondo sanitario sono descritte nella pagina Terapia e benessere; per gli elementi tipici di una stanza leggi cosa mettere in una stanza multisensoriale.

Domande frequenti

La stanza multisensoriale riduce il dolore?

Gli studi sulla distrazione indicano una riduzione modesta del dolore e del disagio percepiti durante le procedure. Non sostituisce la gestione farmacologica del dolore decisa dai medici.

Chi la gestisce in reparto?

Di solito educatori, infermieri, terapisti o personale della child life, con un referente formato. Conta avere un calendario d’uso chiaro.

È adatta ai bambini con autismo?

Sì, se gli stimoli sono regolabili e il bambino può controllarli. Uno spazio calmo e prevedibile può aiutare molto in un ambiente ospedaliero.

Serve una stanza dedicata?

È preferibile, ma non indispensabile. SENSEi può trasformare una sala esistente, ad esempio una ludoteca, senza lavori edili.

Quanto costa una stanza multisensoriale per un ospedale?

Dipende dalla configurazione, dalle dimensioni e dai servizi richiesti. Contattaci per una valutazione.

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Fonti

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