Una stanza sensoriale interattiva è un ambiente in cui luci, suoni e immagini cambiano in risposta a ciò che fa il bambino; in una stanza passiva gli stimoli scorrono da soli e il bambino li osserva. La differenza non è solo tecnica: uno studio pubblicato sulla rivista Autism indica che, quando sono i bambini autistici a controllare i cambiamenti sensoriali, diminuiscono i comportamenti ripetitivi e di ricerca sensoriale e aumenta l’attenzione.
In questo articolo spieghiamo lo studio, i suoi limiti, cosa dice la ricerca da cui nasce SENSEi e cosa significa per chi progetta e usa una stanza multisensoriale ogni giorno.
Stanza passiva e stanza interattiva: qual è la differenza?
La stanza multisensoriale classica, nella tradizione Snoezelen®, è pensata soprattutto per il rilassamento e l’esplorazione libera: il tubo a bolle cambia colore, la sfera a specchi gira, la musica scorre. Il bambino riceve gli stimoli. È un approccio prezioso, che ha portato l’attenzione ai sensi in scuole e centri di cura di tutto il mondo.
Una stanza interattiva aggiunge un passaggio: causa ed effetto. Se il bambino tocca, alza un braccio o fa un passo, qualcosa cambia. Questo trasforma lo spettatore in protagonista.
| Aspetto | Stanza passiva | Stanza interattiva |
|---|---|---|
| Chi decide il cambiamento | L’attrezzatura (cicli automatici) o l’adulto | Il bambino, con la regia dell’adulto |
| Prevedibilità per il bambino | Bassa: gli stimoli cambiano quando vogliono | Alta: lo stimolo cambia quando il bambino agisce |
| Uso tipico | Rilassamento, esplorazione libera | Gioco, apprendimento, autoregolazione, lavoro di gruppo |
| Ruolo dell’adulto | Accompagnare | Accompagnare, dosare, proporre obiettivi |
| Cosa si può osservare | Reazioni agli stimoli | Reazioni, scelte, tempi di risposta, progressi |
Cosa dice lo studio sul controllo dei cambiamenti sensoriali?
Lo studio di Katy Unwin, Georgina Powell e Catherine Jones, pubblicato su Autism, coinvolge 41 bambini autistici tra 4 e 12 anni, reclutati tramite il Wales Autism Research Centre. Gli autori lo descrivono come lo studio più ampio fino a quel momento sull’uso degli ambienti multisensoriali con bambini autistici (Unwin, Powell e Jones, Autism).
Come è stato fatto
Ogni bambino ha vissuto due condizioni, in ordine bilanciato, nella stessa stanza multisensoriale e con un adulto sempre presente:
- Cambiamento attivo: il bambino controllava le attrezzature, con un tablet o premendo dei pulsanti.
- Cambiamento passivo: le attrezzature cambiavano automaticamente ogni 3 secondi.
In ciascuna condizione il bambino passava 3 minuti con ognuna di cinque attrezzature, per 15 minuti in tutto. Le sessioni sono state videoregistrate e codificate; i ricercatori hanno misurato anche l’attivazione fisiologica e il livello di attività.
Cosa è emerso
Nella condizione attiva, rispetto a quella passiva:
- i comportamenti motori ripetitivi erano meno frequenti e più brevi;
- i comportamenti sensoriali, soprattutto di ricerca, erano meno numerosi e la loro durata complessiva era circa la metà;
- le vocalizzazioni e il linguaggio stereotipato erano ridotti;
- il livello di attività fisica era più basso;
- l’attenzione al compito era maggiore.
Non sono emerse differenze tra le due condizioni per comportamenti sociali, gesti, imitazione, ansia, affetto positivo e frequenza cardiaca. Un dato interessante: in entrambe le condizioni multisensoriali l’attivazione fisiologica era più bassa rispetto al gioco iniziale con giocattoli non sensoriali.
Gli autori concludono che dare il controllo ai bambini può creare condizioni migliori per l’apprendimento. Tra le possibili spiegazioni indicano la risposta ai bisogni sensoriali, la maggiore prevedibilità e un più forte senso di scelta e di autonomia.
I limiti dichiarati dagli autori
Lo studio è solido ma non definitivo, e gli autori lo dicono con chiarezza:
- il numero di cambiamenti sensoriali non era uguale nelle due condizioni;
- il tablet era presente solo nella condizione attiva e potrebbe aver influito;
- chi codificava i video conosceva la condizione;
- i bambini lavoravano uno a uno con un adulto, quindi i risultati potrebbero non valere per sessioni di gruppo;
- lo studio non dice se un ambiente multisensoriale sia migliore di un ambiente non sensoriale;
- la comunità autistica non è stata coinvolta nella progettazione dello studio.
Perché il controllo può fare la differenza?
Proviamo a tradurre i risultati in termini pratici. Per un bambino autistico un ambiente che cambia ogni 3 secondi senza preavviso può essere imprevedibile. Se invece è lui a far partire il cambiamento, sa cosa succederà e quando. Può ripetere ciò che gli piace, fermarsi quando è troppo, scegliere.
Un principio simile emerge anche in contesti diversi. In ospedale, una meta-analisi di 13 studi ha osservato che la distrazione attiva, in cui il bambino interagisce, tende a ridurre ansia e dolore valutati da genitori e personale più della distrazione passiva (Shen e colleghi, Italian Journal of Pediatrics). Ne parliamo nel post sulla stanza multisensoriale in ospedale.
Cosa dicono le ricerche da cui nasce SENSEi?
Il controllo degli stimoli è al centro dei progetti del Politecnico di Milano da cui SENSEi deriva, e di un percorso che oggi conta oltre 40 pubblicazioni scientifiche.
- La Magic Room è stata progettata con specialisti dei disturbi del neurosviluppo per offrire stimoli controllabili al movimento, all’equilibrio e al tatto, attraverso immagini, suoni, profumi, luci e oggetti (IEEE Pervasive Computing).
- Magika, progettato con oltre 30 specialisti, dà agli educatori il controllo del livello degli stimoli e della loro progressione e permette di personalizzare le attività sui bisogni di ogni bambino (CHI).
- La Magic K-Room ha esplorato l’adattamento automatico: lo spazio leggeva i segnali cerebrali legati a rilassamento e attenzione e adattava gli stimoli al bambino (CHI).
- Uno studio con 175 bambini tra 6 e 10 anni ha confrontato cinque modi di interagire (piedi, mani, carte, bacchetta, voce), mostrando che ognuno ha vantaggi e compromessi diversi (IDC).
Come si traduce nella stanza SENSEi?
Nella stanza magica SENSEi il controllo è condiviso tra bambino e adulto:
- Il bambino fa cambiare immagini, luci e suoni con il corpo (gesti, passi, posizione), senza nulla da indossare, oppure con oggetti e la voce.
- L’educatore o il terapista regola da tablet intensità, velocità e numero di stimoli, e può fermare tutto in ogni momento.
- Il sistema registra le interazioni e produce report interpretabili, utili per osservare i progressi.
Interattivo non vuol dire più stimoli. Spesso significa il contrario: un ambiente quasi spento in cui un solo gesto del bambino accende una luce. È lui a decidere quando ne vuole di più.
Cosa cambia per bambini e terapisti?
Quando il bambino ha il controllo, la seduta cambia ritmo. Il terapista non deve più “intrattenere”: osserva, propone, attende la scelta. Il gesto di indicare, un passo, uno sguardo diventano modi per farsi capire. E ogni piccola conquista resta documentata.
Alla Fondazione Angelo Custode di Bergamo quattro ambienti SENSEi sono parte del lavoro quotidiano di terapisti ed educatori, con attività di causa ed effetto in cui indicare diventa un modo per comunicare; i bambini che lavorano in stanza esprimono un gradimento delle sedute nettamente più alto rispetto al percorso abituale. Ai Gigli del Campo la stanza è un luogo sicuro in cui ragazzi con autismo tra 13 e 25 anni allenano l’autonomia.
Quando scegliere una stanza passiva?
La modalità passiva resta utile in molte situazioni:
- rilassamento a fine giornata o dopo una crisi;
- persone con disabilità motorie gravi che non possono ancora agire sull’ambiente, finché non si trova un modo di interazione adatto;
- persone anziane con demenza avanzata, per le quali la priorità è il benessere (vedi stimolazione multisensoriale nella demenza);
- momenti di esplorazione libera, senza obiettivi.
La scelta migliore è spesso un ambiente che sa fare entrambe le cose. Per un confronto più ampio leggi le differenze tra aula immersiva, stanza Snoezelen e pavimento interattivo.
Domande frequenti
Una stanza interattiva è adatta a tutti i bambini autistici?
Ogni bambino è diverso. Lo studio indica effetti medi positivi, ma l’osservazione individuale resta indispensabile. Conta poter regolare gli stimoli e lasciare al bambino la possibilità di fermarsi.
Lo studio dimostra che la stanza interattiva è una terapia?
No. Lo studio confronta due modi di usare la stessa stanza e misura comportamenti durante sessioni brevi. Indica che il controllo può creare condizioni migliori per l’apprendimento, non che curi qualcosa.
Il bambino deve saper usare un tablet?
No. Nello studio si usavano anche pulsanti. In una stanza SENSEi l’interazione avviene soprattutto con il corpo, ad esempio alzando un braccio o facendo un passo.
Si può rendere interattiva una stanza passiva esistente?
Spesso sì. SENSEi si integra con lo spazio esistente senza lavori edili, e le attrezzature che già ci sono, come un tubo a bolle o un angolo morbido, possono restare.
Cosa misurare per capire se funziona?
Attenzione, tempo di partecipazione, comportamenti di ricerca sensoriale, scelte del bambino. Annotarli prima e dopo un periodo di uso aiuta a vedere il cambiamento.
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Fonti
- Unwin K. L., Powell G., Jones C. R. G. (2022). The use of Multi-Sensory Environments with autistic children: Exploring the effect of having control of sensory changes. Autism, 26(6), 1379-1394. DOI 10.1177/13623613211050176
- Magic Room: A Smart Space for Children with Neurodevelopmental Disorder. IEEE Pervasive Computing
- Gelsomini M. et al. (2019). Magika, a Multisensory Environment for Play, Education and Inclusion. CHI EA 2019
- Garzotto F., Gelsomini M. et al. (2016). Using Brain Signals in Adaptive Smart Spaces for Disabled Children. CHI EA 2016
- Cosentino G., Gelsomini M., Sharma K., Giannakos M. (2023). Interaction Modalities and Children’s Learning in Multisensory Environments. IDC 2023
- Shen T. et al. (2023). Active versus passive distraction for reducing procedural pain and anxiety in children. Italian Journal of Pediatrics
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