A scuola una stanza sensoriale può aiutare gli alunni autistici a regolarsi, a comunicare e a partecipare con i compagni, purché l’ambiente sia prevedibile e gli stimoli siano dosati sulla persona. Le attività più utili sono brevi, strutturate e danno al bambino un certo controllo su ciò che accade.
Qui trovi come preparare il lavoro, come strutturare una sessione, dieci attività pratiche e i segnali da osservare. Le indicazioni vanno sempre condivise con famiglia, insegnante di sostegno e servizi che seguono l’alunno.
A cosa serve una stanza sensoriale per alunni autistici?
Molte persone autistiche hanno una percezione sensoriale diversa: alcuni stimoli possono risultare troppo intensi, altri poco percepiti. Una stanza sensoriale permette di regolare luce, suono e movimento in modo controllato. A scuola può essere usata per tre scopi principali:
- Regolazione: un luogo dove ridurre la stimolazione e recuperare calma.
- Apprendimento: attività strutturate su attenzione, imitazione, comunicazione, concetti.
- Relazione: giochi con uno o più compagni, guidati dall’adulto.
Una stanza sensoriale non è una terapia di per sé. È un ambiente che, usato con obiettivi chiari, può favorire il lavoro educativo. Per un quadro generale leggi Stanze multisensoriali per l’autismo: come aiutano.
Cosa dice la ricerca?
Uno studio pubblicato sulla rivista Autism confronta 41 bambini autistici tra i 4 e i 12 anni in una stanza multisensoriale, con e senza il controllo dei cambiamenti sensoriali. Con il controllo l’attenzione aumenta e diminuiscono alcuni comportamenti ripetitivi motori e sensoriali. Non emergono effetti significativi su ansia e comportamento sociale. Gli autori suggeriscono che dare il controllo può creare condizioni migliori per l’apprendimento.
Uno studio osservazionale di nove mesi in una classe con studenti autistici, a cui partecipa il fondatore di SENSEi, osserva che un gioco di movimento collaborativo aiuta gli studenti ad avviare interazioni con i compagni. Emerge anche un “effetto pubblico”: i compagni che non giocano si avvicinano a chi gioca, e viceversa. Lo studio osserva un effetto positivo sul comportamento sociale anche fuori dal tempo di gioco. Lo raccontiamo in Muoversi per imparare.
Altri lavori del gruppo di ricerca da cui nasce SENSEi sperimentano giochi a gesti, senza contatto, per allenare imitazione, schema corporeo e abilità sociali, e una stanza intelligente progettata con specialisti in cui le attività sono personalizzabili per ogni bambino. Sono studi esplorativi: indicano direzioni promettenti, non risultati garantiti. Fanno parte di un percorso che oggi conta oltre 40 pubblicazioni scientifiche, raccolte nella pagina Ricerca.
Prima di iniziare: cosa preparare?
- Profilo sensoriale: cosa piace, cosa disturba, quali stimoli calmano. Chiedilo alla famiglia e a chi segue l’alunno.
- Obiettivi: due o tre, coerenti con il PEI, osservabili (es. resta nell’attività 5 minuti, fa una richiesta con un pittogramma).
- Agenda visiva: immagini della stanza e delle attività, da mostrare prima di entrare.
- Segnale di stop: un gesto o una carta per chiedere una pausa, sempre rispettato.
- Angolo calmo: un posto dentro o vicino alla stanza dove ritirarsi. Vedi Angolo morbido e angolo della calma.
Come si struttura una sessione?
La prevedibilità è la regola. Una sessione tipica dura tra 15 e 30 minuti e segue sempre la stessa sequenza.
- Ingresso: stessa luce, stessa musica di benvenuto, agenda visiva.
- Attività centrale: una o due attività, con inizio e fine chiari.
- Chiusura: luce che si abbassa, saluto, rientro in classe accompagnato.
All’inizio la stimolazione va tenuta bassa e aumentata solo se l’alunno è a suo agio.
Dieci attività pratiche
1. La luce che respira
La luce della stanza si alza e si abbassa lentamente. L’alunno respira seguendo il ritmo. Utile per la regolazione all’inizio o alla fine.
2. Causa ed effetto
Un gesto o un passo produce un effetto chiaro: un colore, un suono, una bolla. Lavora su intenzionalità e senso di controllo.
3. Lo specchio
Una sagoma proiettata imita i movimenti dell’alunno, poi è l’alunno a imitare la sagoma. Allena imitazione e schema corporeo.
4. A turno
Due alunni attivano a turno lo stesso elemento. Un segnale visivo indica di chi è il turno.
5. Guardiamo insieme
L’adulto indica un elemento che compare sulla parete; l’alunno lo segue con lo sguardo o lo raggiunge. Lavora sull’attenzione condivisa.
6. Chiedo con un pittogramma
L’alunno sceglie l’attività successiva toccando un pittogramma. SENSEi integra i pittogrammi ARASAAC per la comunicazione aumentativa.
7. Il percorso a terra
Un sentiero proiettato da seguire camminando, saltando, fermandosi. Utile per coordinazione e rispetto delle consegne.
8. Costruiamo insieme
Un piccolo gruppo collabora per completare un’immagine: ognuno aggiunge un pezzo. Favorisce cooperazione e partecipazione.
9. La storia sociale
Una situazione quotidiana (la mensa, la ricreazione, la gita) mostrata passo per passo nell’ambiente, con le azioni attese. Prepara a momenti che generano ansia.
10. Il rientro
Due minuti di luce bassa e suono tenue prima di tornare in classe, con l’immagine dell’attività che segue.
Quali segnali osservare?
- Mani sulle orecchie, occhi chiusi, allontanamento: ridurre subito luce e suoni.
- Aumento di movimenti ripetitivi o agitazione: proporre una pausa nell’angolo calmo.
- Sorriso, avvicinamento, richieste di ripetere: lo stimolo è gradito, si può costruire su quello.
- Ricerca intensa di uno stimolo: annotarlo, può diventare un rinforzo.
In un ambiente interattivo l’adulto può modificare intensità e ritmo in tempo reale, anche da tablet. È uno dei vantaggi di una stanza interattiva rispetto a una passiva.
Come coinvolgere i compagni?
La stanza non deve diventare un luogo di separazione. Dopo una fase individuale, si possono invitare uno o due compagni per un gioco cooperativo. Le attività progettate partendo dai bisogni più complessi diventano interessanti per tutta la classe: è l’idea alla base di SENSEi per la scuola. Idee per una giornata dedicata sono in Giornata mondiale dell’autismo: attività inclusive in classe.
Cosa cambia per alunni, insegnanti e terapisti?
Per l’alunno la stanza diventa un luogo conosciuto e prevedibile, dove può scegliere, chiedere una pausa e provare a stare con gli altri. Per l’insegnante di sostegno è uno spazio in cui lavorare sugli obiettivi del PEI con attività che coinvolgono anche i compagni. Per i terapisti è un ambiente in cui proseguire, in contesto scolastico, un lavoro condiviso.
Nei centri specializzati questo approccio è già quotidiano. Al Centro Autismo dell’Ospedale San Paolo l’équipe co-progetta circa 50 attività e usa la stanza anche come rifugio sicuro per regolarsi. Ai Gigli del Campo ragazzi con autismo tra 13 e 25 anni allenano l’autonomia con 19 attività co-progettate.
Come documentare i progressi?
Una scheda semplice basta: data, durata, attività, livello di stimolazione, risposta dell’alunno, note. SENSEi produce anche report sull’andamento delle attività e le sessioni possono essere documentate, utile per confrontarsi con famiglia e terapisti. Per i centri, vedi SENSEi per terapia e benessere.
Domande frequenti
Ogni alunno autistico trae beneficio dalla stanza sensoriale?
Non necessariamente. Ogni persona è diversa: alcuni amano la stanza, altri la trovano faticosa. Va proposta gradualmente e osservata.
Quanto deve durare una sessione?
Di solito tra 15 e 30 minuti, ma all’inizio anche pochi minuti vanno bene. Conta la regolarità.
La stanza sensoriale è una terapia?
No. È un ambiente educativo che può favorire regolazione, attenzione e partecipazione se usato con obiettivi chiari, in accordo con chi segue l’alunno.
Si può usare con più alunni insieme?
Sì, dopo una fase di conoscenza. Il sistema SENSEi riconosce più persone insieme senza sensori indossabili.
Quanto costa una stanza sensoriale a scuola?
Dipende dalla configurazione e dallo spazio. Contattaci per una valutazione.
Vuoi progettare attività per i tuoi alunni?
Lavoriamo con docenti e terapisti per costruire attività su misura. Prenota una demo.
Fonti
- Unwin, Powell, Jones (2022), The use of Multi-Sensory Environments with autistic children: Exploring the effect of having control of sensory changes, Autism
- Bhattacharya, Gelsomini, Pérez-Fuster, Abowd, Rozga (2015), Designing motion-based activities to engage students with autism in classroom settings, ACM IDC
- Garzotto, Gelsomini, Oliveto, Valoriani (2014), Motion-based touchless interaction for ASD children: a case study, AVI
- Garzotto, Gelsomini, Gianotti, Riccardi (2019), Engaging Children with Neurodevelopmental Disorder Through Multisensory Interactive Experiences in a Smart Space, Social Internet of Things